Bestia d’amore

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Esanime e assetato
mi abbevero
ingannato e consapevole
ti guardo
tra le cosce un labrinto di sensi

tu
la verità
l’hai celata altrove.

Ma io anche senz’anima ti voglio
del tuo seno e del tuo sesso pretendo essere custode

a pagarla oro la mia lingua e la mia lode!
ma lei disdegna con sufficienza e gode

giovane carne ed ingenuo splendore
l’ambizione brucia in te
ancora la fiamma dell’amore

abbandonato la mia veste
se ti porgessi il mio candore
punteresti alla mia costola
per ripicca o per stupore

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Edvard Munch, Vampiro, 1895, olio su tela
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“Slide”

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Riposa
tra i racconti in vinile che ti ho dedicato
Risveglia
la luce del giorno che con te non ho perso

la notte
condanna passioni che non ho concesso
ma tu
vigile alba e ferma cornice
l’infante sonno tenace hai rubato

Rivela
le ombre nascoste della tua anima
Rinnova
la solitudine che si fa arida

senza di noi
la musica tace
dentro di noi
le parole compongono
al di fuori di noi
l’amore è la croce

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di vento la luce

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kandinskij

Ali di vento rincorrono
come bambini la vita
in acqua i piedi poggiano
al sorgere della terra

anime quiete di simili sapori
si assaggiano come cucchiai
della domenica in settimane stanche

labbra in terra scavano
a fondo il sentimento di uomini
d’onore e di antichi valori e
distaccata la mano al tocco
sfugge tra le ombre del mare

l’aria soffia l’inganno
di aquiloni catturati dal cielo che
presuntuoso come la morte
incessante come la vita
incostante come l’amore
s’inginocchia al calare dell’ombra

 

Improvvisazione 26, Vasily Kandinsky, 1912, olio su tela

Notti d’istanti

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Stridente e di passaggio
silente si svelava.

All’apparenza inerme
ma di cemento il sorriso
celava passati lontani
occhi stanchi
un velato dolore.

Quale fascino il mistero?
Senza imbrogli avrei giocato
l’asso tra le cosce
senza inganno avrei saputo
cogliere l’amore.

si prestò a confessarsi
calata la maschera nessuna parola si oppose
tra i denti i miei segreti sfuggirono
nell’attimo le ombre dagli occhi si dirisero altrove

dove l’anima del poeta ha celato l’istante
presente d’amore
risvegliato dal sonno
custodisce il dono, il dolore, il coraggio
del debole che scrive la vita.

A lei rivolsi le mie intime preghiere
e dinnanzi umile il suo sguardo accolse
il cuore d’un uomo volubile
amante notturno

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Renè Magritte, L’abito da sera  (1954)

 

Appena un uomo

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Nei miei silenzi più tormentati chiedevo di lei.

Lasciava una parte di sè in ogni angolo della stanza,

perfino le pareti sembravano patirne la mancanza.

Era donna

la sentivo donna ad ogni sguardo

come quando possedevo stretti i suoi seni tra le mani

e mi guardava come a sfidarmi

ed io me ne innamoravo.

E non mi lamentavo quando la sentivo stringere

tra le sue cosce

tra le sue gelosie

tra le sue mani

come a confessarmi che non vi era scelta.

Sapeva rendermi succube dei suoi giochi

delle sue voglie

ed io

non desideravo altro che farne parte.

Mi chiamava amore

come a confermare che non lo sarei mai stato.

Salutava sempre come se potesse essere l’ultima volta.

Così lasciava la stanza

sussurrava i dubbi che mi portavo nel cuore

e la notte senza lei

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Il bacio della sfinge, Franz Von Stuck (1895)

non era altro che attesa.

Era donna

e lo sentivo dal vuoto che sapeva lasciarmi.

Ero uomo,

prima d’incontrarla

 

Onirico senza titolo

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Sorpassai la soglia della porta senza voltarmi, accolsi il passo ma non osai oltre. Le pareti intorno a me si fecero liquide, i pensieri fluirono ai piedi dell’ombra. La mia mano inconsapevole s’avvicino, ingenua stravolse i confini , non vi era regola, non vi era alcuno spazio. Il tempo mi avvolse, vestita di stracci perfino l’anima si nascose. Richiamai l’impudenza, rischiai l’eco consapevole di chi trasgredisce, rischiai di toccare l’inconscio, rischiai di risvegliare il morto. In penombra i pensieri presero forma, mi s’innalzarono di fronte e presero voce.

Gli occhi non poterono far altro che chiudersi, nel buio accolsi la pace. In quale parte di me potevo nascondermi? M’interrogai ma la risposta mi fu subito chiara, la luce richiamò il risveglio, “non vi era fuga” mi suggerì l’alba.

Pedro Fiol. Second Life #4 (120 x 180 cm) 2013, tecnica mista su tessuto usato
Pedro Fiol. Second Life #4 (120 x 180 cm) 2013, tecnica mista su tessuto usato

Il mare dentro

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Annego ma non attendo
che il mare cominci a esistere
navigo ma senza onde
nessuna direzione se non c’è corrente

in quale mondo ci celiamo
dimensioni di menti trafugate
quale solitudine ci scambiamo
esitazioni che mi nascondi

Affanno nel pronunciarti
a nuotare nei tuoi occhi
il mare si fa infinito

il mio corpo in sospensione tumblr_ln97tmELg71qhhcpe
fredda la superficie d’appoggio
fredda la tua bocca
il mio pensiero si fa fumo tra le tue labbra

il mio affanno è solo mancanza d’ossigeno
cerco solo la tua anima
nel fondo solo i tuoi occhi

cerco solo
la tua anima

cerco
solo

la tua anima.